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In seguito all’aggressione al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, colpito al volto da una statuetta di marmo, lanciata da Massimo Tartaglia alla fine di un comizio, si è aperta una dura guerra mediatica che ha riguardato in special modo i Social Network, lenti di ingrandimento dei più importanti fatti di cronaca. Il clima di tensione che si è manifestato in Rete, non più usata per diffondere notizie, per condannare gesti, ma per creare addirittura delle vere e proprie correnti di odio, inneggiando l’incitamento al male, ha creato tanti complici di Tartaglia, considerato il leader di una contro campagna berlusconiana. Facebook, il Social Network più famoso al mondo, che conta circa 400 milioni di iscritti, ha visto insediarsi dopo l’aggressione al Premier, forum e pagine in cui si incita la continuazione dell’opera iniziata da Massimo Tartaglia. “A morte Silvio Berlusconi”, “Uccidiamo Berlusconi”, “Al rogo il Presidente del Consiglio”, sono solo alcune delle frasi apparse sulla piattaforma più cliccata dagli estimatori di Internet. Coloro che hanno architettato gesti tanto ignobili e di incitamento al male, credevano di scappare ai controlli e di non essere rintracciati con l’ausilio dei mezzi informatici, dalla Polizia postale?

Il Ministro Maroni, a tal proposito, ha promesso di scovare i colpevoli iscritti al Network, registrati con un nickname inventato o con una falsa biografia per infligger loro una seria condanna:

“Abbiamo dato disposizioni perché il sito contenente minacce al Premier apparso su Facebook venga subito chiuso e denunciati alla Magistratura coloro che sono intervenuti. C’è massima attenzione da parte delle forze dell’ordine per questi fatti. Non credo- ha spiegato il Ministro- che esista un Paese al mondo dove qualcuno può scrivere su un sito “uccidiamo il Premier”. E’ apologia di reato, anzi peggio. Non riesco a capacitarmi che ci sia qualcuno che possa esprimere l’intenzione di uccidere un’altra persona. I magistrati hanno già chiesto alla Polizia postale di trasmettere agli uffici in California di Facebook una richiesta di oscuramento del sito, senza dispersione delle informazioni.”

Il Presidente del Senato, Renato Schifani, condividendo la decisione, definita “molto opportuna” del Ministro Maroni di voler procedere con una legge e non con un decreto a regolamentare la materia, afferma: “Siti come Facebook sono veri e propri inni all’istigazione e alla violenza. Quando c’erano gli anni 70, gli anni di piombo e del terrorismo, abbiamo avuto momenti bui. Non vi erano momenti aggregativi pericolosi come esistono oggi attraverso l’uso di questi siti.  Così si rischia di autoalimentare l’odio che alligna in alcune frange”.  

Il Governo italiano ha il diritto di chiedere ai gestori del Social Network Facebook italiano, tutti i dati possibili per rintracciare Indirizzi IP, e-mail e codici segreti degli utenti coinvolti.

Nelle diverse riunioni tenutesi al Ministero, sono state messe sul tavolo tutte le difficoltà di un intervento che andrebbe ad incidere, come ha ammesso lo stesso Ministro Maroni, sulla libertà personale e sulla privacy dei cittadini, arrivando dunque alla conclusione che l’unica possibilità concreta è quella di cercare di rendere più difficoltosa la navigazione verso certi siti. Un procedimento simile a quello che si mette in atto per bloccare i siti con contenuti pedopornografici, anche se in questo caso, si fa notare, i “paletti” sarebbero molto più blandi. Resta il fatto che, dove i “filtri” già esistono, la navigazione verso quei siti diventa impossibile. Nel caso di Facebook, ad esempio, per rendere irrangiungibile una singola pagina, si finirebbe per mettere “off limits” l’intero network.

In aula, la richiesta di Maroni è stata contestata da Casini: “ Guai a promuovere provvedimenti illiberali”, ha affermato il leader dell’Udc: “ Le leggi esistenti già consentono di punire le violazioni. Negli Usa, Barack Obama, riceve continue intimidazioni su Internet, ma a nessuno viene in mente di censurare la Rete”.

Il Web è una porta aperta al mondo dove tutti possono vedersi, incontrarsi e  un vero e proprio nascondiglio per le malefatte.

“Grazie e non perdiamoci di vista”; con queste parole Maurizio Costanzo ha salutato su Canale 5 il pubblico del suo show, sul quale è calato definitivamente il sipario dopo 25 stagioni, 4.400 puntate e 32.800 ospiti. Si è concluso così il programma più visto della seconda serata targata Mediaset che ha cresciuto tante generazioni, rallegrato ed informato il pubblico insonne italiano.

Come tanti telespettatori, sono rimasta dispiaciuta e rattristata della fine del programma, uno show che iniziavo a seguire quando ero più piccola insieme alla mia famiglia ma che puntualmente non finivo mai di vedere per l’orario tardo in cui terminava, fonte di spunto per la mia tesi di laurea in Comunicazione Politica in Tv, e trasmissione che mi ha permesso di vedere per la prima volta il mio attuale ragazzo, attore comico che per anni è stato ospite fisso.

Il Teatro Parioli di Roma ha visto passare tantissimi artisti che si sono raccontati e che hanno omaggiato Maurizio Costanzo il 19 dicembre del 2001, in occasione dei 20 anni del talk show più famoso d’Italia. Gli spezzoni di questa festosa serata hanno fatto da cornice a racconti e ricordi dei personaggi presenti al Parioli come Afef, Gino Strada, Katia Ricciarelli, Alfonso Signorini e habituè di ieri e di oggi come Andrea Camilleri, Enzo Iacchetti e Raffaele Morelli.

“E’ stata un’esperienza straordinaria ed è il caso di dire irripetibile. Ringrazio perciò quanti mi hanno consentito di vivere questa avventura professionale. Innanzi tutto Silvio Berlusconi e Pier Silvio Berlusconi che mi hanno lasciato sempre, e sottolineo sempre, l’assoluta libertà nella scelta degli ospiti e nella costruzione del programma. I moltissimi redattori, i registi alla guida del programma e non posso che non mandare un saluto ad Alberto Silvestri mio coautore per anni e anni e a Franco Bracardi che mi è stato accanto con grande professionalità e amicizia. A loro, ovunque siano, il mio pensiero grato e un saluto affettuoso.”

E un pensiero ovviamente al pubblico che l’ha seguito in tutti questi anni:

“E poi devo ringraziare voi pubblico. Senza la vostra presenza costante per tanti anni qualunque programma, anche il più interessante, sarebbe naufragato. Grazie, perciò, perché non avrei mai potuto avere quei 33 mila ospiti e vivere 25 anni della storia del nostro Paese con loro e con voi. Voglio anche dire che ovunque io continuerò a fare televisione, le mie idee, i miei principi, le mie battaglie che mi hanno consentito di rimanere così a lungo davanti alle telecamere, saranno sempre le stesse. Con quelle idee e quelle battaglie ci siamo conosciuti e ci siamo reciprocamente apprezzati. Spero che così continui ad essere. Perciò: grazie e non perdiamoci di vista.”

Un arrivederci che è un po’ anche un appuntamento sulle reti Rai: dopo la rubrica “Note a margine per palco e retropalco di Rai due, che cura da aprile Costanzo sarà presto atteso come autore di un nuovo programma, condotto da Enrico Vaime, che dovrebbe intitolarsi “Futuro senza passato”.


Il male esiste, la promozione dei diritti umani non può essere solo un’esortazione. La dura verità è che non sradicheremo i conflitti violenti nel corso della nostra vita. Ci saranno momenti in cui le nazioni, da sole o di concerto, troveranno l’uso della forza non solo necessario ma moralmente giustificato”. Barack Obama riceve con queste parole il premio Nobel per la pace a Oslo.

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Sembra lontana, anzi lontanissima la storia e il destino di una Germania spaccata in due da una guerra terribile  finita soli 20 anni fa, il 9 novembre 1989, con la caduta del muro di Berlino. 50.000 persone varcarono il muro da est verso ovest, accolti dall’abbraccio fraterno di una città in festa. “Liberi siamo finalmente liberi”, questi erano i cori e i titoli delle testate giornalistiche di tutto il mondo, che segnavano la svolta, l’evoluzione politica mondiale e la coesistenza pacifica tra i popoli. Simbolo della guerra fredda e della politica della Cortina di Ferro, il muro di Berlino, una barriera di cemento alta 3 metri e mezzo, che separava Berlino Ovest da Berlino Est, e la Repubblica Democratica tedesca dalla Repubblica Federale tedesca, ha rappresentato per intere generazioni un simbolo di speranza e la fine di un lungo incubo. L’ex capitale del Terzo Reich  nazista, il focolaio del più grande conflitto mondiale della storia, riunì intorno al muro una grande folla accorsa a demolire a suon di picconate la forte pressione del regime sovietico. La  grande svolta avvenne in un clima di entusiasmo ed emozione, davanti agli occhi increduli di chi ormai non ci sperava più, di chi aveva tentato mille volte la fuga e di chi riabbracciava finalmente parenti e amici lasciati dall’altro lato della città.

  

In occasione del ventennale del crollo del muro di Berlino, tante sono le mostre, gli eventi e le celebrazioni organizzati per ricordare  la fine di un incubo durato due decenni. Berlino per questo grande avvenimento si è vestita a festa  ed ha ospitato politici e gente di tante nazionalità. Attesa è stata la partecipazione,  nella capitale tedesca, dei capi di Stato e di Governo dei ventisette Paesi dell’Unione europea, tra i quali il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il Presidente francese Nicolas Sarkozy, il premier britannico Gordon Brown e poi il Presidente della Federazione russa Dmitri Medvedev, il segretario di Stato americano Hilary Clinton, il Presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso e l’ex Presidente dell’Unione Sovietica Mikhail Gorbaciov e l’ex Presidente polacco e storico leader del sindacato Solidarnosc, Lech Walesa. Grandi alberghi, alloggi e ostelli della gioventù hanno registrato e continuano a registrare il tutto esaurito 

La storia dell’Europa intera cambiò per sempre il 9 novembre 1989, e vent’anni dopo la Germania di Angela Merkel, festeggia l’anniversario di un evento che la rese protagonista di una svolta politica epocale.

 

 

                                 Pinocchio_alda_merini-56885

 

                                                           Spazio datemi spazio

Che io lanci un urlo

Inumano,

quell’urlo di silenzio

negli anni

che ho toccato con mano,

con mano.

 Milano fino a pochi giorni fa aveva un grande tesoro, la più grande poetessa italiana vivente. Parte dei Navigli si sono oscurati tra il freddo, la nebbia e la pioggia che bagna una città piangente per la scomparsa della sua Alda Merini. La poetessa che da sempre dava voce agli emarginati, ai sofferenti, ai malati di mente, che condividevano la sua passata patologia, aveva avvicinato il pubblico di tutte le età all’arte della poesia. Con la voce bassa, arrocchita dal fumo, cantava la vita attraverso pensieri liberi, scomodi e che obbligavano a riflettere. “La poesia è a  difesa dell’uomo ed è scomoda come il fumatore. La gente non sogna più, non ha più tempo. Il poeta è un lazzarone e come diceva Quasimodo, è un gran operaio del pensiero umano”. Alda Merini cantava l’amore senza tralasciare il dolore del suo animo e della sua mente. “Forse sono l’unica donna italiana che non ha conosciuto mai l’amore. Forse è perché non l’ho avuto che lo canto tanto”. Nel 1947 emersero le prime ombre ad oscurare la mente della poetessa e dopo le varie esperienze vissute in manicomio, di cui lei stessa ha reso conto in prosa e poesia nel Libro Lettere al Dottor G. edito da Frassinelli, passò dalla follia alla guarigione, trascinando con sé le sofferenze di una donna nuovamente lucida e da “ricostruire”, che della sua stessa patologia aveva  fatto la sua amica più stretta. Timida, sensibile e senza peli sulla lingua . Così amici e parenti la ricordano e così l’hanno conosciuta i telespettatori che negli ultimi anni l’hanno vista nei salotti più famosi della televisione italiana.  Ieri, 4 novembre, Milano si è vestita a lutto in occasione dei solenni funerali di Stato di Alda Merini. Il Duomo ha fatto da cornice ad una funzione religiosa  emozionante, aperta con un coinvolgente applauso  della folla che ha accompagnato l’ingresso del feretro, mentre nella Piazza, in un grande maxi schermo, scorrevano le poesie più celebri della poetessa. Presenti ai funerali di Stato, la gente comune e i rappresentanti delle Istituzioni tra cui il sindaco di Milano Letizia Moratti, il Ministro Maria Stella Gelmini e Umberto Bossi.  L’unica cosa importante per Alda Merini  era abitare a Milano. Dalla sua città, dalle sue origini, non voleva mai staccarsi se non per un’andata  e un ritorno immediato. Saluti, versi poetici e ringraziamenti per la “piccola ape furibonda”.

   
 

 

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Hope and progress. Speranza e progresso. Questo era il motto sul quale si fondava la campagna elettorale per la presidenza degli stati Uniti di Barack Obama che, dopo solo un anno di potere, si trova a dover gestire un prepotente calo di popolarità.  I sondaggi testimoniano che una netta maggioranza di americani ancora approva l’operato del Presidente ma cresce vertiginosamente il numero dei “delusi”. Secondo l’ultimo Sondaggio Gallup, l’indice di gradimento dell’ex First Lady Hilary Clinton è salito al 62 % contro il 56% di Obama. L’esito del sondaggio, realizzato prima che Obama fosse nominato Nobel per la pace 2009, è destinato a riaccendere rivalità elettorali all’interno del partito democratico.

imagesCACZ3T9V I mezzi di comunicazione che da sempre hanno seguito la campagna elettorale di Obama e che sono stati considerati i “responsabili” della sua vittoria non evidenziano particolari successi negli Stati Uniti. Tra i motivi del malcontento generale della popolazione americana e non, c’è il taglio dei costi al sistema sanitario, che ha messo in crisi l’intero Paese e l’alto tasso di disoccupazione.

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La rete, il mezzo di diffusione moderna per eccellenza, a differenza dei giornali o televisione, che non permettono un contraddittorio e che quindi non offrono grande interattività, è la cartina torna sole che manifesta il cambiamento decisionale di una popolazione ormai distaccata dalla politica di Obama. Rispetto agli altri protagonisti della scena politica americana, l’attuale Presidente degli Stati Uniti, è divenuto celebre per il suo linguaggio politico, avvalendosi di estrema chiarezza lessicale e sintattica, la stessa che ha confortato gli americani delusi dalla recente politica bushiana. Liberty, Hope, di faith, sono state le parole chiave di una propaganda che ha voluto cancellare termini come terrorism e war e che hanno decretato Obama Premio Nobel per la pace nel mondo ed emblema moderno dell’american dream. Il presidente della Casa Bianca, attualmente, sembra dover fronteggiare la guerra madiatica contro la televisione di Murdoch, la Fox News, considerata un vero “partito politico” e non un organo di informazione. Obama ha dichiarato: “ C’è una stazione televisiva interamente dedita ad attaccare la mia Amministrazione, se la guardate per più di un giorno sarà difficile che troviate una sola storia positiva su di me”. La Casa Bianca ha fatto si che escludesse la Fox dalle interviste presidenziali, limitando quelle dei funzionari governativi. Anita Dunn, Direttore delle comunicazioni alla Casa Bianca ha dichiarato: “ …li tratteremo come un Partito d’opposizione, poiché stanno conducendo una guerra contro Obama e non possiamo far finta di pensare che questo sia il comportamento legittimo di un organo di informazione”. Il web ha accompagnato il neo Presidente dall’inizio della sua campagna elettorale, facendosi portavoce di una comunicazione politica fulminea, immediata e comprensibile a tutti.  In soli tre anni, Obama, ha raggiunto una fama rilevante ma dopo un solo anno cosa è cambiato? Il“Presidente di tutti gli americani con l’ideale di ricompattare la Nazione”dovrà rispondere agli increduli con fatti concreti.

 

 

L’Italia è sotto choc e Messina piange le sue vittime. Il nubifragio, che ha colpito Messina nella serata del 1 ottobre fino alla mattina del giorno seguente, ha provocato numerose vittime sepolte sotto il fango, dispersi e la distruzione di paesi e frazioni. Il disastro è avvenuto in una zona a elevato rischio idrogeologico, già colpita in precedenza da eventi franosi e alluvionali. Era il 2007, quando una valanga di fango colpì Messina provocando danni a cose ma non a persone. Tanti erano i siciliani a denunciare il pericolo di crolli e smottamenti ma nessuno è mai intervenuto. “Già era successo un paio di anni fa, questa è stata una catastrofe preannunciata. Adesso cosa ci succederà?” Giampilieri, 20 Km a sud di Messina, nel disastro alluvionale, ha perso il suo grande eroe. Simone Neri, sottocapo di prima classe della Marina, sognava come tanti i ragazzi di 28 anni la realizzazione professionale e una famiglia. I suoi sogni sono crollati e per salvare 8 persone dai detriti ha perso la vita. La Sicilia lo ricorderà come l’eroe senza paura.

 

 

“Wow”. Questa è stata l’esclamazione di Robert Gibby, portavoce di Barack Obama e del popolo americano, qualche ora dopo l’annuncio fatto ad Oslo, che ha premiato il primo “black President”alla Casa Bianca con il Nobel per la pace nel Mondo targato 2009.
“Per gli sforzi straordinari nel rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli, per il valore delle sue dichiarazioni e degli impegni assunti nei confronti della riduzione degli armamenti, della ripresa dei negoziati in Medio Oriente e la volontà degli Stati Uniti di lavorare con gli Organismi Internazionali…” il Presidente degli Stati Uniti ha ricevuto il prestigiosissimo premio, dopo soli 10 mesi di “governo”, promuovendo nuove chances per la pace del mondo. “La decisione è stata presa all’unanimità”, ha dichiarato il Presidente della Commissione norvegese per il Nobel, Thorbjoern Jagland, incredulo anch’egli dell’investitura, in considerazione della breve presidenza americana di Obama.
Il Presidente della Casa Bianca si è detto “onorato” della decisione, anche “se non sono sicuro di meritarlo”, ha continuato, “ ricevo il premio con umiltà, è una chiamata all’azione per tutte le nazioni di fronte alle sfide del ventunesimo secolo”; facendo poi sapere che andrà personalmente a Oslo per ritirare il riconoscimento. Il 10 dicembre,egli andrà a ritirare una medaglia, un diploma e un assegno di 10 milioni di corone. Barack Obama , non è stato il primo Presidente degli Stati Uniti a ricevere un Nobel . A Theodor Roosvelt, nel 1906 e a Jimmy Carter, toccò la stessa sorte, anche se, quella di Obama è stata davvero una grande sorpresa, battendo ogni previsione.
Tutti sono stati colti da un grande stupore, Robert Gibbs, portavoce di Obama, svegliato nel cuore della notte da un giornalista della Cbs, si è mostrato del tutto incredulo e sorpreso, così come il capo della Casa Bianca, Rahm Emanuel, che ha reagito all’investigatura esclamando “Oslo batte Copenaghen”, riferendosi al fallimento delle Olimpiadi 2016 a Chicago, dopo la presenza di Obama nella capitale danese

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