
Spazio datemi spazio
Che io lanci un urlo
Inumano,
quell’urlo di silenzio
negli anni
che ho toccato con mano,
con mano.
Milano fino a pochi giorni fa aveva un grande tesoro, la più grande poetessa italiana vivente. Parte dei Navigli si sono oscurati tra il freddo, la nebbia e la pioggia che bagna una città piangente per la scomparsa della sua Alda Merini. La poetessa che da sempre dava voce agli emarginati, ai sofferenti, ai malati di mente, che condividevano la sua passata patologia, aveva avvicinato il pubblico di tutte le età all’arte della poesia. Con la voce bassa, arrocchita dal fumo, cantava la vita attraverso pensieri liberi, scomodi e che obbligavano a riflettere. “La poesia è a difesa dell’uomo ed è scomoda come il fumatore. La gente non sogna più, non ha più tempo. Il poeta è un lazzarone e come diceva Quasimodo, è un gran operaio del pensiero umano”. Alda Merini cantava l’amore senza tralasciare il dolore del suo animo e della sua mente. “Forse sono l’unica donna italiana che non ha conosciuto mai l’amore. Forse è perché non l’ho avuto che lo canto tanto”. Nel 1947 emersero le prime ombre ad oscurare la mente della poetessa e dopo le varie esperienze vissute in manicomio, di cui lei stessa ha reso conto in prosa e poesia nel Libro Lettere al Dottor G. edito da Frassinelli, passò dalla follia alla guarigione, trascinando con sé le sofferenze di una donna nuovamente lucida e da “ricostruire”, che della sua stessa patologia aveva fatto la sua amica più stretta. Timida, sensibile e senza peli sulla lingua . Così amici e parenti la ricordano e così l’hanno conosciuta i telespettatori che negli ultimi anni l’hanno vista nei salotti più famosi della televisione italiana. Ieri, 4 novembre, Milano si è vestita a lutto in occasione dei solenni funerali di Stato di Alda Merini. Il Duomo ha fatto da cornice ad una funzione religiosa emozionante, aperta con un coinvolgente applauso della folla che ha accompagnato l’ingresso del feretro, mentre nella Piazza, in un grande maxi schermo, scorrevano le poesie più celebri della poetessa. Presenti ai funerali di Stato, la gente comune e i rappresentanti delle Istituzioni tra cui il sindaco di Milano Letizia Moratti, il Ministro Maria Stella Gelmini e Umberto Bossi. L’unica cosa importante per Alda Merini era abitare a Milano. Dalla sua città, dalle sue origini, non voleva mai staccarsi se non per un’andata e un ritorno immediato. Saluti, versi poetici e ringraziamenti per la “piccola ape furibonda”.